domenica 4 giugno 2017

Territori, sistemi elettorali e collegi




Il ribollente fervore della redazione di una nuova legge elettorale, nello spasmodico anelito di tornare a misurarsi con le urne per riceverne una sperata investitura popolare, non distoglie da tentativi, neanche tanto velati, di applicare la nota asserzione di Giuseppe Tommasi di Lampedusa, messa in bocca a Tancredi Falconeri, nipote del Principe di Salina, Fabrizio Corbera, “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, al fine di conservare  consolidate rendite di posizione.

La recente ipotizzata divisione tra Corigliano Calabro e Rossano, assegnati, in una prima stesura del riparto collegiale della legge elettorale in formazione, a due collegi senatoriali diversi, è significativa di una costante distrazione (o disegno preordinato ?) del legislatore nei confronti dei processi politici che si sviluppano nei territori; due comuni dello Jonio cosentino (i due più grossi per estensione e popolazione) che sono nel mezzo di un cammino di fusione, primo in Calabria per l’entità dei centri coinvolti, vengono spensieratamente (volutamente ?) assegnati a due collegi diversi, con relativa schizofrenica rappresentanza parlamentare.

Né migliore di tale politica di basso profilo di idee (ma ferratissima in tema di gestione di potere), appare la speranza di alcuni di pensare di poter lucrare sulla divisione di quel territorio, per godere di un fantomatico rafforzamento del proprio; è ben triste pensare di poter innestare processi virtuosi di sviluppi, non sulle proprie forze ed idee, ma godendo di presunte debolezze altrui.

D’altro canto, sembra che la sciagurata ipotesi abbia avuto la breve vita de l’espace d’un matin, come noterebbe François de Malherbe, essendosi ripartita la provincia di Cosenza, con successivo emendamento, nei due collegi di Cosenza - Rende - Castrovillari - Paola, da un lato, e Rossano – Corigliano Calabro - Crotone, dall’altro lato.

Non può, però, non rilevarsi, anche in questa nuova (ipotetica) partizione, una logica destinata a centrare il punto focale del collegio nei territori più forti economicamente e demograficamente, asservendo allo stesso periferie reputate marginali.

Il territorio del Pollino e della Sibaritide  sembra subire, in un incomprensibile ed assordante silenzio, scelte da altri determinate, senza accennare ad una minima possibilità di entrare nel processo decisionale, al contrario di quanto è stato fatto dalle popolazioni dell’area Rossano – Corigliano Calabro, con una reazione ferma ed immediata a fronte del prospettato scempio territoriale.

La stessa area di Rossano e Corigliano Calabro, se pur apparentemente vittoriosa nella ritrovata unità (almeno a livello di emendamento), assume, peraltro, nella nuova geografia parlamentare, un ruolo di completamento rispetto alla intera provincia di Crotone, a cui è annessa, con un collegio composto da differenti unità provinciali.

Invece di pensare di lucrare su possibili debolezze altrui (peraltro solo ipotizzate e prontamente rintuzzate dalla reazione delle popolazioni interessate), l’area Pollino – Sibaritide dovrebbe interrogarsi funditus sul proprio destino di territorio marginale e frazionato, a servizio delle truppe di lanzichenecchi che decidano di percorrerle per i loro esclusivi interessi, ed iniziare una profonda ed aperta riflessione sul senso di stare insieme, per la costruzione di un futuro comune.

Parimenti, l’area Rossano – Corigliano Calabro dovrebbe riflettere sulla circostanza che non è solo opportuno restare insieme, ma è necessario costruire le proprie prospettive in un quadro di omogeneità amministrativa, evitando di essere meri satelliti di altri.

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